Il blog di riferimento sull'Amianto

Storia dell'Amianto

Si ha notizia dell’uso dell’amianto già all’epoca dei persiani e dei romani, dquando venivano utilizzati manufatti in amianto per avvolgere i cadaveri da cremare, al fine di ottenere ceneri più limpide e pure. Plinio il Vecchio, vissuto nel I secolo d.C., e  poi Plutarco, nel II secolo d.C., raccontavano di stoffe e materiali incombustibili. Marco Polo ne “Il Milione” racconta che nella provincia cinese di Chingi-Talas, il materiale veniva filato per ottenere un tessuto da tovaglie.
Risale invece al ‘600 la ricetta del medico naturalista Boezio che dimostra l’uso di amianto nelle medicine dell’epoca, ed inoltre l’amianto è rimasto presente nei farmaci sino agli anni ’60 per due tipi di preparati: una polvere contro la sudorazione dei piedi ed una pasta otturazioni dentarie.

In Italia, nel 1806 fu la nobildonna Candida Lena Parenti a confezionare un paio di guanti ignifughi con un filo di amianto, che poi donò al Principe Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia.
La materia prima utilizzata proveniva dalla Valmalenco, tra le prime aree al mondo ad essere individuata per lo sfruttamento delle miniere di amianto. Nel 1880 risultavano già registrati 62 giacimenti attivi in provincia di Sondrio, e con l’arrivo nello stesso anno della società inglese United Asbestos Company Limited, lo sfruttamento minerario dell’amianto proseguì con sempre minore interesse per il settore dei tessuti e della carta, in favore di quello edilizio.
La prima utilizzazione di asbesto nell’industria risale alla fine del 1800: nello stesso periodo, in Austria, inizia la produzione di cemento-amianto.

Per assistere alla prime “celebri” utilizzazioni industriali di amianto “non filato” bisogna aspettare fino al 1903, quando a seguito di un incendio nella metropolitana di Parigi furono sostituiti i materiali infiammabili che producevano scintille, con manufatti ignifughi contenenti amianto. Stessa cosa avvenne per la metropolitana di Londra e poi, nel 1932, per la coibentazione del transatlantico Queen Mary.
A seguito di questi impieghi molto pubblicizzati, gli usi dell’amianto crebbero progressivamente fino agli anni ’40, per poi “esplodere” negli anni ’50 e ’60 e nella prima metà degli anni ’70. Lo sviluppo dei trasporti e l'espansione edilizia furono le cause trainanti di questa crescita, infatti l’industria dei manufatti in cemento/amianto rappresentò il settore a più largo impiego del minerale killer a livello planetario (assorbendone circa il 70% della produzione).

Intorno agli anni ’60 si comincia a prendere coscienza degli effetti dannosi dell’amianto e nel 1964 l’Accademia delle Scienze di New York stabilisce il rapporto causale tra l’amianto ed il mesotelioma, sottolineando la particolare pericolosità di due varietà di amianto: la crocidolite e la amosite.

Nel marzo 1978 l’organizzazione statunitense E.P.A. (Envirormental Protection Agency) promulga la prima direttiva con riferimento alle condizioni di lavoro in presenza di amianto.
Le prime regolamentazioni europee sull’uso dell’amianto nei luoghi di lavoro arrivano dalla Gran Bretagna. Il primo passo, seguito diversamente dai vari paesi europei, è stato quello di fare ricorso a “limiti accettabili” di esposizione sempre più bassi, in grado di proteggere i lavoratori dall’asbestosi. In sede comunitaria vengono emanate, tra il 1980 ed il 1988, cinque direttive che contengono indicazioni relative alla dismissione di utilizzo dell’amianto nei settori produttivi.

In Austria la produzione viene vietata nel 1984, in Danimarca nel 1988, in Germania dal 1991, in Inghilterra dal 1986 e in Finlandia nel 1989.

In Italia, una serie di circolari regionali della Lombardia tra il 1986 ed il 1991 affrontano in modo articolato e completo la problematica tecnica e pratica dell’intervento di eliminazione delle fibre di amianto negli edifici, arrivando a definire, con anticipo sulla legge nazionale del 1992, che ne vieterà la produzione, lavorazione e commercializzazione.

Oggi il 92% della produzione del minerale si concentra in pochi Stati come la Russia, la Cina e il Canada. Nella graduatoria dei consumi pro-capite, si collocano numerosi paesi in via di sviluppo, dove i diritti civili sono meno riconosciuti e ci sono meno tutele per i lavoratori. La Cina è in assoluto il paese maggiore consumatore di amianto, seguito da Russia, India, Kazakhstan, Brasile, Indonesia, Tailandia e Vietnam. L’uso dell'amianto sembra essere una "tappa obbligatoria" nel processo di industrializzazione di ogni paese