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Wi-fi nelle scuole: pericoloso come l’amianto?

Wi-fi nelle scuole: pericoloso come l’amianto?

«Aspettare di avere maggiori livelli di conoscenza scientifica e prove cliniche prima di intervenire nella prevenzione di rischi già noti potrebbe causare danni ingenti sia in termini di rischio che di spesa sulla sanità, così come è già successo per l’amianto, la benzina con piombo e il tabacco». Così, nel maggio 2011 il Consiglio d’Europa lanciò un avvertimento sui possibili danni derivanti dall’uso di modem e cellulari, paragonando i rischi del wi-fi a quelli dell’amianto ed invitando gli Stati membri ad operare in modo preventivo.

Quello del tabacco è forse il caso più famoso. Negli Stati Uniti il primo caso contro una multinazionale del tabacco si registrò nel 1954: un fumatore malato di cancro denunciò il fatto che sul pacchetto di sigarette non vi fossero indicazioni sui rischi derivanti dal fumo. Nel 1964 venne pubblicato dal chirurgo Luther Terry il primo studio in cui si dimostrava la correlazione tra fumo e cancro ai polmoni. Da allora tutti i pacchetti di sigarette devono riportare la dicitura sui possibili rischi per al salute.

Più grave e drammatico il caso dell’amianto. Se si fosse applicato il principio di precauzione ai primi allarmi sulla cancerogenicità di questo minerale, risalenti agli anni Sessanta, si sarebbe evitato l'eccessivo diffondersi di materiali edili a base di amianto e i conseguenti numerosissimi casi di asbestosi e mesotelioma polmonare, oltre agli ingenti costi di bonifica e a tutte le problematiche legate alla sua rimozione, allo stoccaggio, all’inertizzazione e allo smaltimento. La dannosità dell’amianto è ormai una certezza, per questo è bandito in 40 Paesi, compresi tutti i Paesi membri dell’Unione Europea e il Giappone, mentre negli Stati Uniti è sottoposto a severissime limitazioni. Nonostante ciò l’amianto viene ancora utilizzato nei Paesi in via di sviluppo, dove la crescita economica è più forte come Cina, Russia, India, Brasile, Thailandia ecc.

Per Francesco Monico, esperto di nuove tecnologie, non ci sono dubbi: le radiazioni da onde elettromagnetiche, come le onde wi-fi, possono provocare danni equiparabili a quelli dell’amianto. Dalle pagine del Corriere della Sera Monico cita i dati e gli studi degli organismi europei di prevenzione, sostenendo quel principio di precauzione, previsto anche dai trattati europei, secondo il quale, se non c’è certezza dell’assenza di pericolo, non bisogna correre rischi. Lo stesso principio che infuoca il dibattito intorno agli organismi Geneticamente Modificati.

A pochi anni dalla diffusione capillare delle reti domestiche non sembra ancora esserci una risposta definitiva sulla pericolosità dei network senza fili, ma, sempre per il principio di precauzione, in caso di rischio di danno grave o irreversibile, l’assenza di una piena certezza scientifica deve costituire motivo di adozione di adeguate misure volte alla prevenzione dei possibili rischi. Ad oggi infatti non esistono ancora studi scientifici che abbiano monitorato l’esposizione di migliaia di persone alle onde elettromagnetiche dei wi-fi, per un numero congruo di anni. Il wi-fi è una tecnologia diffusasi troppo di recente e, come avvenuto col piombo, l’amianto e le sigarette, non abbiamo ancora dati sull’impatto nel lungo periodo.

Dopo l’allarme lanciato nel maggio 2011 dal Consiglio Europeo, anche l’Inail emanò un comunicato in cui affermava che il wi-fi fosse da evitare nelle scuole, per i rischi potenziali ai danni dei bambini. Anche secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) i router sarebbero potenzialmente pericolosi come i radar. Senza dimenticare le ricerche dell’International Commission for Electromagnetic Safety (ICEMS) e dell’ American Academy of Environmental Medicine che, nel 2012 confermò come il wi-fi causasse disabilità nell’apprendimento, risposte aberranti del sistema immunitario e mal di testa. Proprio grazie a questo studio due genitori della Nuova Zelanda hanno ottenuto che il wi-fi venisse rimosso dalla scuola dei figli. Un provvedimento questo già adottato anche in diverse scuole europee.

Se c’è una lezione che dovremmo aver imparato dalla vicenda amianto è l’importanza della prevenzione e della precauzione, per evitare che le future generazioni debbano farsi carico di danni ambientali e sociali irreversibili.