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Il siero di latte per l'amianto green. Ipotesi in attesa...

Gli scarti della fibra killer possono essere riutilizzati! Come?  È l’effetto di una nuova tecnica di smaltimento amianto che riesce a ricavarne fertilizzanti e idropittura. Ma che ne pensa il Ministero dell’Ambiente?

Il siero di latte: la soluzione ammazza eternit

La scoperta risale al 2008 ma importanti testate come il Corriere della Sera hanno riportato la notizia questa settimana, dopo un fitto “passaparola” sui maggiori social network. 
Il professor Roberto Roveri, docente presso il Dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna, parla della scoperta asiatica di un batterio probiotico – lactusbacillus – in grado di danneggiare le fibre di amianto. Il vero colpo di scena è stato trovare il batterio nelle cellule di latte .
R. Roveri, supportato da un’equipe di esperti, ha studiato la correlazione tra amianto e siero di latte e la reazione tra i due elementi. Il risultato? Il siero di latte rende l’eternit inoffensivo, limitando l’effetto contaminante della fibra killer. Non solo: il processo produce magnesio, nichel e altri metalli, riutilizzabili per la produzione di fertilizzanti e idropittura.

Smaltire l’amianto con il siero di latte significherebbe: vantaggio economico, compatibilità ambientale, semplificazione nella gestione dei rifiuti.
Ma quale sarà il suo destino? La nuova soluzione resterà solo un’idea?

Smaltimento green dell’amianto: i dubbi del Ministero

L'invenzione che ha attirato l’attenzione di esperti e ricercatori, ricevendo il “Premio Ricerca e Innovazione 2011” dalla Camera di commercio di Bologna, non ha però convinto il Ministero dell’Ambiente, cieco davanti alle richieste di udienza di Roberto Roveri. 
Nel frattempo la situazione discariche abusive continua a fare male. Entro il 2020 il Parlamento Europeo ne impone lo smantellamento e l’introduzione di nuovi metodi di bonifica.
Ma a “meno cinque anni” in Italia la situazione non è cambiata e l’amianto si accumula nelle cave di pietra. L’eternit pressato rischia di rompere gli imballaggi e in vent’anni potrebbe contaminare le falde acquifere, animando nuove proteste e mettendo in pericolo la salute dei cittadini.

Ma se la ricerca portasse davvero a risultati positivi, perché non credere nella possibilità green per l’amianto? Bussiamo alle porte del Ministero!