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Ona: Serve un nuovo Piano Nazionale Amianto

In occasione della II Conferenza internazionale amianto, l'Osservatorio Nazionale Amianto ha elaborato un Piano Nazionale Amianto alternativo a quello approvato dal Governo Monti nell’aprile 2013 che, secondo l’ONA, non propone soluzioni ed è stato bocciato dalle Regioni che non lo hanno reso esecutivo.

Il Piano Nazionale Amianto approvato dal Governo Monti e che ora il Governo Renzi vorrebbe attuare, si limita al tentativo di portare a termine una mappatura iniziata 21 anni e molte migliaia di morti fa e di studiare come risolvere quella che costituisce ormai un’emergenza sanitaria e giudiziaria, ma anche sociale ed economica. Solo nel 2012 il “supporto finanziario” nella lotta all’amianto ha superato i 13 milioni di euro.

L’attuale Piano Nazionale Amianto non tiene conto del fatto che in Italia ci sono 32 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto in matrice compatta, cui si aggiungono alcuni milioni di tonnellate di amianto friabile, che continuato ad inquinare interi territori, aggravando l’epidemia in corso: circa 5.000 decessi ogni anno causati da patologie asbesto correlate. Il Piano non tiene conto neanche del fatto che in Italia, tranne rare eccezioni, non vengono istruiti procedimenti penali per interdire condotte dannose e pericolose e per reprimere i reati commessi in danno delle vittime.

Ma la politica , fa notare l’ONA, deve dare la soluzione a questi problemi e non limitarsi a prenderne atto. Nel Piano Nazionale Amianto che il Governo Renzi vorrebbe attuare non sono previsti gli investimenti per le nuove tecnologie asseverate dall’Europa che, nel 2012, ha bandito le discariche. In Italia invece si continua a parlare dell’utilizzo di cave abbandonate e di discariche in una situazione già tragica. Il nostro Paese infatti, nono solo deve fare i conti con 33 milioni di tonnellate di amianto da eliminare, ma deve anche far fronte a problemi come il rischio sismico, esondazione, infiltrazioni mafiose e malavitose. L’attuale Piano Nazionale Amianto inoltre sorvola sul fatto che l’amianto friabile non è idoneo per essere portato in discarica e considera l’inertizzazione un processo sperimentale troppo costoso ed energicamente dispendioso.

A 22 anni dalla messa al bando dell’amianto, il sistema politico deve ancora “capire” l’entità del problema e come gestirlo, mentre migliaia di persone ogni anno perdono la vita. Per questo l’ONA propone un approccio del tutto differente, con tre direttrici di intervento:

1) Prevenzione primaria: bonifica dei siti contaminati, rinnovamento infrastrutturale e dell’impiantistica industriale, con possibilità di detrazione di tutte le spese. Non può essere condivisa la soluzione dell’utilizzo delle discariche, specialmente se in cave abbandonate, in quanto non sono adatte per l’amianto friabile e perché costituiscono soltanto una situazione tampone, in contrasto con ciò che ci impone l’Europa, che privilegia i sistemi di inertizzazione, capaci di modificare la struttura microcristallina dell’amianto rendendolo così definitivamente innocuo.

2) Ricerca scientifica, diagnosi precoce (prevenzione secondaria), terapie e cura delle patologie asbesto correlate: il Piano Nazionale Amianto che il Governo Monti ha approvato e che il Governi Renzi vorrebbe attuare, minimizza i termini dell’epidemia in corso, stimando circa 1.000 decessi l’anno per mesotelioma pleurico e tralasciando tutti gli altri mesoteliomi, il tumore al polmone e tutte le altre patologie per le quali non può essere disconosciuto il ruolo concausale dell’esposizione ad amianto, tra le quali quelle patologie non neoplastiche, quale l’asbestosi, che sono comunque mortali e che portano il totale delle vittime a superare il numero di 5.000 decessi l’anno. Questo dato dovrebbe portare all’istituzione di un centro di ricerca, terapia e cura delle patologie asbesto correlate in grado di intervenire con diagnosi precoci, con terapie più efficaci con la sperimentazione ed applicazione di nuove metodologie.

3) Prevenzione terziaria e giustizia per le vittime dell’amianto: anche la semplice esposizione alle polveri e fibre di amianto è dannosa per l’organismo umano. La legge 257 del 1992 ha previsto dei benefici contributivi per i lavoratori esposti ad amianto, che prevedono il loro prepensionamento, compensativo delle minori aspettative di vita. Tuttavia, INAIL e INPS, palleggiandosi le relative competenze, hanno determinato una sostanziale disapplicazione di queste norme. L’elenco delle patologie che l’INAIL indennizza presumendone l’origine professionale come asbesto correlate deve essere aggiornato, come peraltro impone l’art. 10 del D.Lgs. 38/2000. Anche le indagini epidemiologiche non possono essere limitate ai casi di mesotelioma, circa 1.500 ogni anno, ma è necessario che contemplino anche le altre patologie tumorali asbesto correlate, affinché possano rendere il quadro esatto dell’epidemia in corso, così da determinare le necessarie misure, non solo di sanità pubblica, ma anche di bonifica e di repressione penale.

I dati statistici disegnano un quadro caratterizzato da pochi processi penali istruiti a carico dei responsabili delle migliaia di morti per patologie asbesto correlate, nel quale il caso Eternit costituisce l’eccezione piuttosto che la regola e non è ammissibile che l’intera problematica amianto venga circoscritta a pochi siti, come suggerisce il Piano Nazionale Amianto del Governo Monti. Tutto ciò non è condivisibile, non è accettabile e non è giusto, conclude l’ONA. Tutti i siti debbono essere bonificati e tutte le vittime devono avere giustizia.