Il blog di riferimento sull'Amianto

La Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo

Nessuna prescrizione per chi muore d'amianto: la Corte europea condanna la Svizzera

Fissare un periodo di dieci anni per la prescrizione della richiesta di danni al datore di lavoro da parte di un dipendente costituisce una violazione dei diritti di quest'ultimo, soprattutto quando la richiesta riguarda malattie, come quelle generate dall'esposizione all'amianto, caratterizzate da lunghi tempi di latenza.

È quanto stabilito ieri,11 marzo, dalla Corte europea dei diritti dell'uomo che ha condannato la Svizzera per non aver consentito ad un uomo, malato di tumore alla pleura causato da esposizione all'amianto, di fare causa al suo datore di lavoro. Secondo i giudici europei, applicando in modo rigido il periodo di prescrizione di dieci anni al caso di un uomo che è stato esposto all'amianto sul luogo di lavoro, gli stabilimenti della Maschinenfabrik Oerlikon, oggi Alstom Svizzera, dal 1966 fino al 1978, le autorità elvetiche hanno di fatto violato il suo diritto all'accesso a un tribunale 

La vedova dell'uomo, a cui è stato diagnosticato un tumore alla pleura nel 2004 ed è deceduto l’anno seguente, aveva fatto causa chiedendo un indennizzo di oltre 200 mila franchi per la perdita del marito dovuta a malattia contratta sul posto di lavoro. L'azione legale è stata poi portata avanti dalle due figlie, che sono tuttavia state sconfessate prima dalla giustizia del Canton Argovia e poi, nel 2010, dal Tribunale federale. Secondo quest’ultimo infatti la causa non poteva essere accolta per avvenuta prescrizione. L’uomo, che è rimasto esposto all’amianto dal 1966 al 1978, avrebbe dovuto chiedere un risarcimento danni entro il 1988, a 10 anni dall’ultima esposizione alla sostanza cancerogena. Con un simile sistema le richieste delle vittime dell'amianto, che sono rimaste esposte a tale sostanza fino al suo divieto generale in Svizzera emanato nel 1989, risulterebbero tutte prescritte.

Una soluzione iniqua, dichiara la Corte di Strasburgo, che condanna Berna a versare 12.180 euro alla vedova e alle figlie per torto morale e al pagamento di 9000 euro di spese. Rifiutando la concessione di un indennizzo per avvenuta prescrizione, la Svizzera ha violato il diritto ad un processo equo. I giudici di Strasburgo sottolineano poi che, essendo il periodo di latenza di certe malattie anche di diversi decenni, fissare la prescrizione in dieci anni dal momento dell'ultima contaminazione significa, di fatto, impedire a molti lavoratori di richiedere i danni