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Isochimica di Avellino: l’amianto uccide ancora

La fabbrica della morte è chiusa da quasi trent'anni, ma continua ad uccidere. Ogni giorno gli abitanti di borgo Ferrovia, quartiere popolare di Avellino, respirano i veleni dell’ Isochimica, l'opificio dove negli anni '80 venivano scoibentate le carrozze ferroviarie, quasi tremila in sei anni. Si lavorava a mani nude, senza mascherine. Almeno 20mila tonnellate di amianto sarebbero state sotterrate nel piazzale della fabbrica, altre chiuse in cubi di cemento, sistemate in sacchi neri, sversate nelle acque del fiume Sabato o addirittura nel mare della costiera amalfitana, come hanno rivelato gli ex operai ai magistrati.

L'Arpac, l'agenzia regionale per l'ambiente della Campania, ha accertato la presenza di 27 fibre di amianto per litro d'aria nella zona; secondo le raccomandazioni dell'Oms non dovrebbe essercene nemmeno una. Il biologo Carlo Caramelli, garante del Tribunale per i diritti del malato, ha chiesto al prefetto di far evacuare il rione e chiudere la scuola, dove  il pediatra dell'Asl di Avellino, Felice Nunziata, che ha guidato l'equipe per lo screening sui bambini ha ammesso che non farebbe vivere suo figlio perché la bonifica è urgente. 

Ma il Comune non ha i soldi e la Regione prende tempo. Il procuratore Cantelmo, dopo aver messo sotto inchiesta il titolare dell'Isochimica, Elio Graziano, ha nominato custodi giudiziari dell'impianto il sindaco, Paolo Foti, e il governatore regionale, Stefano Caldoro. Dopo anni di omissioni e indifferenza qualcosa si muove, ma la svolta non c'è stata. L' amianto ha già ucciso 15 ex operai ed un lavoratore che con l'Isochimica non c'entrava nulla, ma che lucidava i pavimenti della stazione ferroviaria dove si scoibentavano le carrozze ferroviarie, direttamente sui binari evitando di portarle in fabbrica. Anche la moglie, che lavava le tute del marito impregnate di amianto, si è ammalata ai polmoni, ma continua a battersi per il risanamento del quartiere. Da qualche mese la Procura indaga su altri 23 decessi, nuovi casi sospetti tra ex operai, familiari e cittadini di cui sono state sequestrate cartelle cliniche e certificati di morte. 

All'Isochimica lavoravano 333 operai, almeno 150 sono già risultati ammalati. Mario Polverino, direttore del polo pneumologico dell'ospedale "Scarlato" di Scafati, ha scoperto che gli 80 operai dell'Isochimica provenienti dal Salernitano sono stati tutti contaminati dalle fibre di amianto. "Il picco delle malattie derivanti dall'amianto si avrà intorno al 2020, quindi tutti gli ex operai e i cittadini sono a rischio", ha confermato Polverino.

Leggi l’inchiesta di Repubblica a cura di Antonio Cianciullo e Pierluigi Melillo