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Ilva, morti per amianto: 27 ex dirigenti condannati per omicidio

Omicidio colposo plurimo e disastro sono i reati per i quali il Tribunale di Taranto ha emesso 27 condanne nei confronti di altrettanti ex dirigenti dell’Ilva e della vecchia Italsider di Stato per la morte di 28 operai, deceduti per mesotelioma pleurico contratto per l’esposizione all’amianto presente in fabbrica.

Dal processo è infatti emersa l’assenza o la grave negligenza nel disporre misure di sicurezza per proteggerre i lavoratori dalle pericolosissime fibre dell’asbesto che hanno causato diversi decessi accertati per tumore o mesotelioma pleurico, patologie asbesto correlate di cui soffrono ancora altri ex dipendenti.

Nel corso degli anni – il periodo in esame va dal 1975 al 1995 e riguarda sia la gestione pubblica, la vecchia Italsider, che quella privata, gli operai non furono mai formati né informati sui rischi dell’asbestosi, né tantomeno ricevettero sufficienti visite mediche e tutele. 

Le pene maggiori sono state inflitte ai dirigenti della vecchia Italsider. Il giudice Simone Orazio li ha riconosciuti colpevoli del decesso di 10 operai e del disastro colposo causato dall’omissione dolosa delle cautele.  

Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per comprendere i criteri seguiti dal magistrato nell'applicazione delle pene, ma pare altamente probabile che il giudice abbia ritenuto maggiormente responsabili i dirigenti che prima di altri sono venuti a conoscenza della pericolosità delle di fibre di amianto senza intervenire in modo adeguato per risolvere il problema.

Per 28 operai dei 31 casi presi in esame, il giudice di Taranto Simone Orazio ha quindi riconosciuto il nesso di causalità tra decesso ed esposizione all’amianto. “Non si tratta di una sentenza storica, ha dichiarato il procuratore di Taranto Franco Sebastio. Tuttavia, pur ribadendo che è solo una sentenza di primo grado e che vige la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, dobbiamo riconoscere che questa sentenza stabilisce quantomeno che la procura non ha commesso errori nella costruzione delle indagini”.

Il tribunale ha inoltre riconosciuto il risarcimento nei confronti dei familiari delle vittime e nei confronti dei sindacati Fiom e Uilm, costitutiti parte civile nel procedimento. 

Intanto, mentre si attende di conoscere il futuro dell’Ilva, la Procura di Taranto ha aperto una nuova inchiesta alla ricerca del nesso di causalità fra patologie tiroidee e tumorali segnalate nel reparto di carpenteria dello stabilimento e l’inquinamento del polo siderurgico.