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I Mondiali di calcio lasciano in Brasile l’emergenza amianto

I Mondiali di calcio stanno ormai per concludersi. Si è molto parlato delle polemiche e delle proteste della popolazione, dei costi eccessivi e delle demolizioni ingiustificate per far spazio alle infrastrutture legate ai Mondiali.

Tante le favelas demolite in occasione dei Mondiali di calcio, che lasciano in eredità al Paese, oltre al crescente malcontento sociale, anche l’emergenza amianto. Un’emergenza non del tutto inattesa, considerando che i rischi dell’amianto sono ad oggi noti a tutti, ma che in diversi Paesi del mondo il suo utilizzo e la sua importazione è ancora legale, tra questi le potenze emergenti come India, Cina, Russia e Brasile.

Per far spazio alle infrastrutture necessarie per ospitare i Mondiali di calcio, nelle grandi città brasiliane sono state sgomberate e distrutte centinaia di abitazioni delle favelas situate nei pressi degli impianti sportivi, come Mangueira, storico sobborgo popolare che si trova a poche centinaia di metri dallo stadio Maracanà, dove si disputerà la finale.

I tetti delle baracche e le vasche per l’acqua, costruiti in eternit, sono stati così demoliti senza alcuna precauzione: non solo l’utilizzo dell’amianto in Brasile è ancora legale, ma per la sua rimozione e per il suo smaltimento non sono previste procedure di sicurezza.

Così, l’area dello stadio e la confinante zona universitaria sono state avvelenate dalle polveri di amianto, ormai risaputamente cancerogene.

Quello dell’amianto resta e resterà ancora per molti anni un dramma in tutti quei Paesi, come l’Italia, dove il suo utilizzo è ormai vietato, ma continuerà ad essere un problema di tutto il mondo finché non sarà definitivamente messo al bando in tutti i Paesi.