Il blog di riferimento sull'Amianto

I portuali in una fotografia dell'epoca

Genova: I camalli muoiono d’amianto

Per più di trent’anni gli scaricatori delle navi del porto di Genova, i camalli, hanno scaricato i sacchi di amianto che arrivavano da Canada, Unione Sovietica e Sudafrica, destinati perlopiù agli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato.

Oggi, a trenta o quarant’anni di distanza, l’amianto, nemico silente e invincibile, presenta il conto. Dopo aver maneggiato e respirato amianto per anni infatti, sono decine i casi di mesotelioma pleurico, tumore ad oggi incurabile, tra gli ex scaricatori.

I casi fra gli ex soci della Culmv (Compagnia unica lavoratori merci varie) hanno seguito un trend abbastanza costante fino al 2008, quando erano 5-6 all’anno. Ora però ci si avvia al temutissimo picco, che gli studi del registro mesoteliomi prevedono nei prossimi quindici anni.

Per questo a Genova è partita una richiesta danni collettiva, un class action, da parte dei familiari di chi in porto ha lavorato con l’amianto e ne è poi morto. Sono una decina, al momento, i casi presi in esame del tribunale civile genovese, in gran parte sollevati dai familiari di ex camalli. In causa l’ente che gestisce attualmente il porto, l’Autorità portuale di Genova, nonostante l’attuale management nulla può c’entrare con le condizioni nelle quali si lavorava negli anni ‘70 e ‘80.

Ogni vicenda, ogni vittima, dovrà, sul piano tecnico, essere trattata singolarmente poiché differenti sono i periodi di esposizione e diverse le testimonianze. Tuttavia, l’azione può dirsi collettiva poiché si basa sui medesimi fondamenti giuridici e soprattutto su un precedente fondamentale.

Per ciascun caso viene infatti richiamato un pronunciamento della Cassazione risalente all’8 ottobre 2012: la Suprema Corte decise su una vertenza simile riguardante i portuali di Venezia e le loro famiglie, contrapposti all’Authority del luogo un po’ come sta per accadere a Genova.

Ad avere ragione, in quel caso, furono i parenti dei lavoratori.