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Eternit bis: l’accusa è di omicidio volontario

Omicidio volontario per Stephan Schmidheiny, il magnate svizzero rimasto l'unico a rispondere della strage della Eternit. Il team del procuratore Guariniello ha firmato ieri l’avviso di chiusura delle indagini, ora in fase di notifica. 213 le parti lese, persone ammalatesi di mesotelioma pleurico dal 1976 ad oggi.

La notizia è stata diffusa ieri ad un incontro all’Afeva, l’Associazione familiari e vittime dell’amianto. In attesa della notifica ufficiale dell’atto non si conosce ancora l’esatta formulazione dell’accusa, ma se l’omicidio di cui dovrà rispondere Schmidheiny è di competenza della Corte d’assise, il reato è l’omicidio volontario.

Un'imputazione, quella di omicidio volontario, che si afferma in questo secondo filone di indagini, mentre nel primo processo, le accuse erano di disastro ambientale. Schmidheiny infatti, era già stato riconosciuto colpevole sia in primo grado che in Corte d’appello di disastro ambientale doloso.

L'aggravamento della posizione di Schmidheiny si fonda sul fatto che gli oltre duecento casi di malati di mesotelioma pleurico, che sono parti lese, si riferiscono tutti al periodo della gestione del magnate svizzero, che secondo la procura di Torino ha nascosto informazioni sui pericoli dell'esposizione all'amianto e non ha investito nelle opere di bonifica dopo il fallimento di Eternit Italia e la chiusura degli stabilimenti.

Un caso esemplare, per la procura è rappresentato dal decesso, avvenuto un anno fa, di una donna di 36 anni di Casale Monferrato, che non ha mai lavorato nella fabbrica di Eternit. La sua giovane età dimostra che l'esposizione all'amianto per la popolazione di Casale è continuata anche dopo il 1976, anno di nascita di quest'ultima vittima. 

Un'accusa grave ma infondata, ha commentato il professor Astolfo Di Amato, legale di Schmidheiny. Il 19 novembre il maxiprocesso Eternit approderà in Cassazione per il giudizio definitivo e l’Afeva ha annunciato che sarà presente con una grande mobilitazione.