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aumentano le vittime dell'esposizione ambientale da amianto

Eternit: aumentano le vittime da esposizione ambientale

Nel 1992 in Italia è stato vietato l’uso e la produzione di amianto; dal 1994 è obbligatorio il censimento e la mappatura di tutte le strutture pubbliche con presenza di amianto di matrice compatta o friabile. Nel 1996, oltre alla mappatura, è stata imposta la verifica dello stato di conservazione delle coperture in eternit

Secondo il professor Domenico Cavallo, docente di Tossicologia Ambientale all’Università dell’Insubria, intervistato da La Provincia di Varese, basterebbe una fibra di amianto per creare l’insorgere di una neoplasia alla pleura in chi viene esposto. Sarebbero infatti in aumento le malattie asbesto correlate nei soggetti ambientalmente esposti all'amianto, come impiegati e insegnanti, a discapito di una diminuzione dei casi da esposizione professionale, per i quali si aspetta comunque un picco di malati e di decessi nei prossimi 15 anni, grazie al divieto imposto dalla legge del 1992.

Sono due le forme di inquinamento “ambientale” da amianto che possono nuocere alla salute dell’uomo, ha spiegato il professor Cavallo: un inquinamento primario, derivante da una sorgente definita come, ad esempio, una tettoia rivestita in cemento-amianto, e un inquinamento secondario. In questo caso le fibre d'amianto che si distaccano dalla copertura si depositano sull’asfalto, si sfibrano a causa del passaggio delle autovetture e vengono trasportate in giro dall’aria. Questo secondo tipo di inquinamento è il responsabile della “trigger dose”, la dose grilletto, che può uccidere anche chi non ha avuto un’esposizione diretta alle fibre di amianto.

Purtroppo, ha dichiarato sempre il professor Cavallo, le operazioni di bonifica e smaltimento delle coperture in amianto sono ancora economicamente poco sostenibili, soprattutto per le aziende già schiacciate dalla crisi economica. Nonostante Regione Lombardia abbia stanziato dei finanziamenti per agevolare la rimozione e lo smaltimento dell'amianto dalle strutture private, i finanziamenti pubblici risultano comunque irrisori a fronte degli elevati costi di bonifica e smaltimento.