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La condanna per amianto nei vagoni ferroviari

La condanna per amianto nei vagoni ferroviari

Una ditta piemontese, responsabile della costruzione di vagoni ferroviari, è stata condannata, a fine dicembre, al risarcimento della famiglia di un’operaia morta sei anni fa a causa di mesotelioma. L’accusa è di esposizione all’amianto durante le ore di lavoro.

Sentenza contro amianto

La storica fabbrica «Fratelli Magliola Antonio & Figli Spa» a Santhià, dal 1909 costruiva veicoli ferroviari e solo a partire dagli anni ottanta si è occupata di smontare, riparare e rimontare i vagoni dei treni, in commessa delle  Ferrovie dello Stato. La fabbrica è fallita definitivamente nel 2015.

Sulla ditta pesa la condanna, anni di battaglie legali sostenute dai parenti della vittima e sei assoluzioni dei titolari. Oggi la sentenza: la morte della 54enne Maria Casulli, nel 2010, è riconducibile all’esposizione prolungata all'amianto che la donna ha subito per 30 anni lavorando nella ditta. Dal 1981 infatti ha lavorato come addetta allo smontaggio e rimontaggio di arredi sui vagoni.

Contro l’amianto e per la sicurezza sul lavoro

Secondo i magistrati la ditta non avrebbe mai informato i suoi dipendenti della pericolosità del lavoro né avrebbe fornito i materiali e protezioni adatti per difendersi da possibili inalazioni di polveri di amianto, violando il DPR 303 del 1956 sulla sicurezza.

Le aree di lavoro a contatto con l’amianto non sono mai state isolate: anche chi non si occupava di materiali sospetti si esponeva alla fibra killer, dispersa tramite l’impianto di ventilazione e di riscaldamento. 

Una sentenza che da speranza a lavoratori e vittime dell’amianto

La sentenza di condanna per omicidio colposo prevede oggi sei mesi di carcere con sospensione condizionale della pena ai titolari dell'azienda e anche il diritto al risarcimento alle parti civili che si sono costituite nel processo.

Nell’ultimo rinvio a giudizio, risalente a maggio 2011, gli avvocati Sostene Invernizzi e Mauro Mocchi, legali della parte civile, avevano inviato una diffida perfino alle Ferrovie dello Stato per non aver sempre segnalato la presenze di amianto nei vagoni.

Il nuovo verdetto potrebbe mettere in azione le richieste di risarcimenti anche da parte dei parenti di altri undici lavoratori della ditta, morti di mesotelioma negli ultimi anni e dare speranza anche a tutti i 400 operai che hanno lavorato nell’azienda dal 1981 al 1983 - il periodo più critico - e che potrebbero avere futuri problemi di salute.