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Portaerei leggera della Marina militare

Amianto sulle navi della Marina militare: 14 indagati

È in corso a Padova il processo 'Marina bis' che vede imputati 14 rappresentanti dei vertici della Marina militare per non aver informato il personale del pericolo rappresentato dall'asbesto. L’accusa è di omicidio colposo e violazione della normativa antinfortunistica.

Capi di Stato maggiore, direttori generali di sanità militare, ispettori di sanità, comandanti in capo della squadra navale e direttori generali degli armamenti navali, sono i ruoli ricoperti dai 14 imputati che, secondo il pm Sergio Dini, tra gli anni Ottanta e Novanta erano a conoscenza del pericolo per la salute del personale a bordo delle navi della Marina derivato dalla presenza di amianto.

Ad ogni nominativo sono abbinati decine di marinai morti per esposizione all'amianto o che hanno contratto malattie asbesto correlate tra il 1984 e il 2001. Davanti al gup di Padova, Cristina Cavagion, sono stati ammessi come parte civile anche i famigliari dei tre marinai spezzini deceduti per neoplasia polmonare e mesoteliale, malattie polmonari incurabili collegate all'esposizione all'amianto.

Nei fascicoli della procura di Padova è scritto che gli ufficiali "omettevano di rendere edotto il personale appartenente alla Marina Militare dei rischi per la salute insiti negli ambienti di vita e di lavoro a causa della presenza di amianto tanto all’interno delle navi militari che degli altri ambienti frequentati dagli stessi per ragioni di servizio, oltreché di informarli dei rischi ulteriori prodotti dalle lavorazioni cui erano adibiti, dalle polveri che respiravano e dallo stesso uso di dotazioni di bordo contenenti amianto (guanti, tute e coperte ignifughe)".

Sempre secondo gli inquirenti, gli imputati "omettevano di sottoporre e far sottoporre con regolarità i dipendenti della Marina militare ai controlli sanitari relativi agli specifici rischi esistenti in ambienti di lavoro caratterizzati da notevole presenza di materiali amiantiferi; omettevano di curare la fornitura e di imporre a controllare l’effettivo impiego di idonei mezzi di protezione individuale; omettevano di adottare idonee misure atte ad impedire o comunque ridurre, secondo le possibilità della tecnica, il diffondersi di polveri di amianto prodotte dalle lavorazioni e/o dall’uso di dotazioni contenenti amianto".

Il processo, che si celebra nel tribunale di Padova perché riconosciuto competente per la specifica materia dalla Cassazione, proseguirà con l'udienza del 12 giugno prossimo con la citazione del responsabile civile della questione, ovvero il ministero della Difesa, che sarà rappresentato dai legali dell'Avvocatura dello Stato.