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Amianto in Lombardia: nonostante la tecnologia anche le opere d’arte rischiano la vita

Amianto in Lombardia: nonostante la tecnologia anche le opere d’arte rischiano la vita

L’installazione The Floating Piers  che si dice diventerà, il prossimo giugno, una vera attrazione internazionale oggi “rischia la vita”. Colpa dell’amianto che rallenta le manovre di costruzione, ma soprattutto mette in pericolo gli operai al lavoro, nonostante i passi avanti delle nuove tecnologie anti amianto.

Amianto e tecnologia: quale rapporto?

Lo scorso dicembre la società Dronica, start up di Bergamo, ha presentato un progetto innovativo e di rilevante impatto ambientale: la rilevazione dell’amianto grazie all’utilizzo della tecnologia dei droni.

Passi avanti nei confronti di bonifica a smaltimento che anche in Lombardia prende piede grazie a innovazione e i nuovi incentivi promossi dalla Commissione Ambientale del Senato. Eppure l’amianto continua a mietere vittime e allarmare la regione, come il resto d’Italia, attaccando persino le opere d’arte.

Il ponte giallo rischia per amianto

È il caso dell’opera d’arte The Floating Piers, il ponte immerso, fluttuante e rivestito di tessuto giallo cangiante che per 15 giorni di giugno, darà vita a un percorso pedonale – terra/isole - tra Bergamo e Brescia.

L’opera di Christo, uno dei maggiori artisti rappresentanti della Land Art, sembra essere in pericolo di vita a causa di un esposto richiesto da Giancarlo Pezzotti, odontoiatra residente nell’ex area industriale della Montecolino (Provaglio d’Iseo – Brescia). L’accusa ricade sull’ex industria che non risulta essere mai stata bonificata e che potrebbe quindi mettere in pericolo il lavoro degli operatori coinvolti nella realizzazione dell’opera di land art. Le coperture dei capannoni dello stabilimento infatti potrebbero presentare fibre di amianto, pericoloso per operai e ambiente lacustre.

Immediata la richiesta di controllo di suolo, sottosuolo e acque sotterranee.

Alla ricerca della vertità

Il sito, divenuto base della The Floating Piers Srl impegnata nell’assemblamento in acqua di cubi di polietilene – base dell’opera d’arte - , sostiene la propria innocenza, affermando l’avvenuta bonifica del sito su richiesta dell’Asl e recentemente completata. A breve i documenti sull’avvenuta asportazione e bonifica delle coperture in fibrocemento saranno depositati dalla Fondazione Bettoni, proprietaria della Montecolino, a palazzo Vantini.