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La Svizzera accetta la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo

Amianto, la Svizzera accetta la sentenza di Strasburgo

L'Ufficio federale di giustizia svizzero (UFG) ha deciso di non chiedere un nuovo giudizio alla Grande Camera di Strasburgo accettando la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU), che in marzo ha sconfessato la giustizia svizzera dando ragione alla famiglia di un uomo morto nove anni fa a causa dell'esposizione all'amianto sul posto di lavoro.

Lo scorso 11 marzo, la CEDU aveva accettato il ricorso della vedova e delle due figlie dell’uomo deceduto nel 2005 per mesotelioma pleurico causato dall’esposizione professionale alle fibre di amianto. Per i giudici di Strasburgo, rifiutando la concessione di un indennizzo per avvenuta prescrizione, la giustizia elvetica avrebbe violato il diritto della famiglia ad un processo equo.

Secondo i supremi giudici del Tribunale federale di Losanna infatti, il diritto a ottenere un risarcimento dall'ex datore di lavoro decade una volta scaduto il termine di prescrizione di 10 anni, che nel caso di esposizione alle fibre di amianto comincia da quando il lavoratore cambia impiego o non è più esposto alle fibre cancerogene.

Nel caso concreto, la richiesta d'indennizzo per l'operaio, che aveva lavorato tra il 1966 e il 1978 negli stabilimenti della Maschinenfabrik Oerlikon, oggi Alstom Svizzera, avrebbe dovuto essere presentata al più tardi nel 1988, 16 anni prima che il cancro alla pleura venisse diagnosticato. Un’ esigenza impossibile essendo i tempi di latenza della malattie asbesto correlate molto lunghi: l’intervallo fra l'esposizione all'amianto e l'apparizione di un cancro può essere anche di trenta o quarant'anni.

Con un simile sistema le richieste delle vittime dell'amianto, che sono rimaste esposte a tale sostanza fino al suo divieto generale in Svizzera emanato nel 1989, risultano tutte prescritte: una soluzione iniqua, ha dichiarato la Corte di Strasburgo, che ha condannato Berna a versare 12.180 euro alla vedova e elle figlie per torto morale e al pagamento di 9.000 euro di spese.

Ora la Svizzera è alle prese con la revisione del diritto di prescrizione, affinché anche le vittime di danni tardivi possano far valere l'azione di risarcimento, come richiesto dalla sentenza di Strasburgo. Ma la CEDU critica anche il progetto ora sottoposto al parlamento federale che prevede un termine di prescrizione a 30 anni invece di 10, ma che specifica che le nuove disposizione non saranno applicabili quando il termine di prescrizione previsto dal vecchio diritto è già scaduto. Di conseguenza, fa notare la Corte, qualsiasi azione di risarcimento danni sarà a priori votata all'insuccesso.