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Kenya: la lotta al cancro causato dall’amianto

Kenya: la lotta al cancro causato dall’amianto

L’amianto è stato uno dei materiali più adoperati in tutto il mondo, per le sue eccezionali proprietà di resistenza al fuoco, di isolamento termico ed elettronico, di resistenza agli acidi e soprattutto per il suo basso costo. Proprio quest’ultima caratteristica ha permesso la sua ampia diffusione, anche nei paesi sottosviluppati: tra questi c’è il Kenya che ora affronta oggi una profonda crisi di salute causata dall’uso diffuso di lastre di amianto nell’edilizia.

La storia dell’amianto in Kenya

Il Kenya vietò l’uso dell’amianto nell’edilizia già nel 2006; tuttavia, gran parte delle infrastrutture e proprietà costruite negli anni ‘50 e ‘60 presentano ancora oggi tetti in amianto. Questi, con il tempo, hanno rilasciato nell’ambiente la polvere nociva che causa tanti fenomeni di cancro ai polmoni e all’esofago.

Il caso più esemplificativo è forse quello della capitale Nairobi: lì i tetti in amianto di grossi edifici residenziali venivano usati per raccogliere l’acqua destinata agli abitanti nei periodi di siccità. Negli ultimi anni sono stati gli abitanti stessi a provvedere alla riparazione e alla sostituzione dell’amianto con lastre di ferro.

I provvedimenti anti-amianto del governo keniota

Come i cittadini, anche il Governo sta provvedendo sia alla sostituzione delle coperture dei tetti in amianto, sia impegnando il 10% del suo budget sanitario nazionale al trattamento dei tumori legati all’esposizione alle fibre d’amianto.

Tra il 2013 e il 2014, il governo era tenuto a investire nel progetto $ 33 milioni sui $ 330 milioni totali del budget sanitario, al fine di migliorare lo stato di salute del Paese: un numero che con gli anni sembra destinato a crescere.

Izaak Elmi, capo dell’ufficio di ricerca NEMA (Autorità Nazionale Gestione Ambiente) sostiene che i costi che il governo attualmente deve sostenere per rimediare ai danni ambientali e legati alla salute sono di gran lunga superiori rispetto a quelli delle operazioni di bonifica e sostituzione, evidenziando così un grave ritardo nelle azioni di ripristino.

Il Kenya non è l’unico dei paesi del terzo mondo che fatica a rispettare le norme anti-amianto. Parecchi sono ancora i paesi che devono attuare questa normativa.

Tuttavia, la Tanzania rappresenta un caso che ci fa ben sperare. Dal 2003 esiste una normativa anti-amianto che solamente ora sta prendendo piede attraverso progetti di bonifica più concreti